Leasing: chi paga l'IMU in caso di mancato rilascio dell'immobile?



Interessante sentenza della Corte di Cassazione n.6476/22, depositata in data 28.2.2022, perché prende in esame l’individuazione del soggetto passivo IMU in caso di locazione finanziaria, dopo la risoluzione del contratto, ma in mancanza della restituzione del bene immobile stesso.

In primo grado, il proprietario, concedente, locatore, impugnava l’avviso di accertamento davanti alla Commissione Tributaria Provinciale sostenendo di non essere soggetto passivo ai fini IMU e, pertanto, di non essere tenuto al pagamento della predetta imposta in quanto, nonostante la risoluzione del contratto di locazione, l'immobile era rimasto nella materiale disponibilità della società locataria per il periodo successivo.

La CTP rigettava il ricorso e la sentenza  veniva riformata dalla CTR che accoglieva l'appello sostenendo che ai sensi dell'art. 9 del d.lgs. n. 23 del 2011 ed in applicazione analogica del disposto di cui all'art. 1, comma 672, della legge n. 147 del 2013 in materia di TASI, soggetto passivo ai fini IMU per gli immobili concessi in locazione doveva ritenersi il locatario con decorrenza dalla data di stipula del contratto e per tutta la durata dello stesso, ovvero fino alla data di effettiva consegna dell'immobile al locatore.

Avverso tale pronuncia il Comune proponeva ricorso per cassazione sostenendo che soggetto passivo ai fini IMU fosse il locatario fino alla data di effettiva riconsegna dell'immobile nella disponibilità del locatore e ciò alla stregua della più recente giurisprudenza in materia di questa Corte di cassazione.

La Corte accoglierà il ricorso richiamando «Il d.lgs. n. 23 del 2011, art. 9, il quale individua nel locatario il soggetto passivo, nel caso di locazione finanziaria, a decorrere dalla data di stipula e per tutta la durata del contratto, derivandone, qualora intervenga la risoluzione del contratto di leasing, il ritorno in capo al proprietario dell’obbligo nel versamento dell’IMU, a prescindere dall’effettiva  riconsegna del bene.

Ciò in quanto il legislatore ha ritenuto rilevante, ai fini impositivi, non già la consegna del bene e quindi la detenzione materiale dello stesso, bensì l'esistenza di un vincolo contrattuale che legittima la detenzione qualificata dell'utilizzatore» (Cass. n. 13793 del 2019, Cass. n. 25249 del 2019, Cass. n. 29973 del 2019 e Cass. n. 6664 del 2020).

Il richiamo ad una interpretazione analogica in tema di tributo TASI, non può essere estesa anche all'IMU, in primo luogo perché il comma 703 della stessa legge precisa che «l'istituzione dell'IUC [della quale la TASI è una componente] lascia salva la disciplina per l'applicazione dell'IMU», in secondo luogo per l'eterogeneità dei presupposti applicativi delle imposte in esame.

L'IMU, imposta di natura prettamente patrimoniale, ha riguardo, nell'individuare il soggetto passivo, ad una nozione di «possesso» civilistica per cui quello che conta è il titolo contrattuale che giustifica il possesso del bene (proprietà, diritto reale di godimento, contratto di leasing vigente) e non la disponibilità di fatto dello stesso. A conferma di ciò l'art. 9 del citato d.lgs. stabilisce la titolarità passiva dell'imposta in capo al locatario anche nel caso di beni «non costruiti» o «in corso di costruzione» che, come tali, non possono essere detenuti.

La TASI è invece un'imposta destinata al finanziamento dei servizi indivisibili resi dal Comune che possono essere utilizzati anche da chi solo materialmente dispone dell'immobile.

Avv.Francesco Frigieri