Perchè può essere nulla la costituzione di usufrutto?



Interessante sentenza della Corte di Cassazione n.6142, depositata il 24.2.2022, con la quale la Suprema Corte prende posizione sulla costituzione dell’usufrutto, sanzionandone la nullità, nel momento in cui dall’atto non risulta indicato il relativo ammontare del corrispettivo pattuito fra le parti.

La controversia trae origine da una causa fra il genitore, da una parte, ed il figlio e la nuora, dall'altra, nudi proprietari dell'immobile acquistato sul quale avevano riconosciuto il diritto di  usufrutto generale e vitalizio, dichiarando contestualmente di aver ricevuto il prezzo, rilasciandone  quietanza.

A fronte della rivendicazione del genitore  sull'intera abitazione e sulla rimessa, il figlio e la nuora avevano eccepito la nullità dell'atto di costituzione  per la mancata indicazione dell'ammontare  del prezzo pagato, sostenendo che il genitore non aveva versato alcuna somma a titolo di corrispettivo  e pertanto doveva ritenersi semmai una donazione di usufrutto nulla per difetto della forma solenne.

In primo grado, Il Tribunale accoglierà la domanda, respingendo la domanda riconvenzionale del figlio e della nuora, e su appello di questi ultimi, la Corte d’Appello confermerà la decisione del Tribunale, osservando che la mancata indicazione del prezzo, era comunque determinabile con riferimento ai parametri dettati dalla legge, dato che il valore del diritto può essere determinato in modo oggettivo sulla base dei coefficienti rapportati alla vita residua dell'usufruttuario.

Seguiva quindi il giudizio dinnanzi alla Corte di Cassazione, laddove il figlio e la nuora avevano  continuato a sostenere che la scrittura privata di costituzione del diritto di usufrutto era nulla per mancata indicazione del prezzo per tale diritto, essendo il contratto sottoposto alla forma scritta ad substantiam, dovendo, quindi, contenere tutti gli elementi essenziali del contratto.

Secondo i ricorrenti il corrispettivo non era determinabile neppure sulla base dei coefficienti rapportati alla vita dell'usufruttuario, sia perché tali criterio di determinabilità del prezzo doveva essere richiamato in contratto, sia perché lo stesso resistente aveva riconosciuto in giudizio di aver versato l'intero prezzo della vendita.

La Corte accoglierà il ricorso ricordando che ai sensi dell'art. 1351, comma primo, n. 2 c.c., la costituzione del diritto di usufrutto su un immobile è sottoposto alla forma scritta ad substantiam e che l’oggetto del contratto deve essere determinato o determinabile sulla base degli elementi risultanti dal contratto stesso, non potendo farsi ricorso ad elementi estranei al documento (Cass. 8765/2021; Cass. 525/2020; Cass. 28762/2018; Cass. 3234/2015; Cass. 21352/2014; ; Cass. 1432/2004; Cass. 887/1999).

Nel caso specifico, peraltro, il diritto all'usufrutto non era neanche determinabile in applicazione dei coefficienti rapportati alla vita residua del beneficiario.

Tale criterio non risultava richiamato nella scrittura e non costituiva neppure un metodo di quantificazione suscettibile di integrare il contenuto dell'accordo ai sensi dell'art. 1374 o dell'art. 1474 c.c., essendo utilizzabile a soli fini fiscali (ai fini del calcolo delle imposte di registro, catastali ed ipotecarie).

Non poteva neppure soccorrere la regola dell'art. 1362, secondo comma, c.c., che consente di tener conto, nella ricerca della comune intenzione dei contraenti, del comportamento di questi precedente o successivo alla conclusione del contratto, né può avere rilevanza la semplice formazione del consenso, ove non sia stata incorporata in un documento scritto (Cass. 18361/2004; Cass. 2216/2004; Cass. 8080/2002; Cass. 4975/2004; Cass. 12297/2011; Cass. 11828/2018; Cass. 11190/2018).

Ad integrare l'atto scritto richiesto "ad substantiam", non è sufficiente un qualsiasi documento, ma è necessario uno scritto contenente la manifestazione di volontà, posto in essere dalle parti al fine specifico di manifestarla: non basta una dichiarazione di quietanza, la quale presuppone il contratto e dà la prova dell'avvenuto pagamento, ma non pone in essere il contratto stesso (Cass. 12673/1997; Cass. 5158/2012; Cass. 10846/2018).

Avv.Francesco Frigieri